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Tè nero: storia, leggende e proprietà della bevanda più bevuta nel mondo

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Tè nero: storia, leggende e proprietà della bevanda più bevuta nel mondo

Cari buongustai, quanti di voi a colazione scelgono una bella tazza di tè? La bevanda che tutti associamo alla tipica merenda in stile inglese, in realtà ha un'origine antica che viene dall'oriente e si mescola a favole e leggende.

Pensate che la storia del , la cui diffusione nel mondo è seconda solo all'acqua, inizia ben 5.000 anni fa.


La leggenda cinese

Secondo la leggenda cinese fu l'imperatore Chen Nung, chiamato il Divino Mietitore per il suo legame forte con l'agricoltura, che ebbe la fortuna di bere il primo della storia. Come? Grazie all'ossessione per l'igiene dell'imperatore l'aveva portato ad ordinare a tutto il popolo di bere solo acqua bollita.

Così nel 2737 a.C. mentre Chen Nung si trovava a riposare sotto l'ombra di un albero di selvatico con il suo bicchiere di acqua bollita, alcune foglie di caddero dentro l'acqua facendole assumere un colore d'orato e un profumo invitante. L'imperatore assaggiò la bevanda, gustando così la prima vera tazza di tè.

La leggenda indiana

Gli indiani attribuiscono la nascita del a Bodhidarma, figlio del re indiano Kojuwo. Il principe si spostò in Cina per predicare il buddismo e la cultura dello spirito, vi rimase sette anni durante i quali promise di non dormire e dedicare tutto il tempo alla sola meditazione.

Ma dopo cinque anni il torpore e il sonno attanagliarono Bodhidarma che istintivamente raccolse delle foglie da un cespuglio, le masticò e riprese vigore e forza. Il cespuglio, ovviamente, era una pianta di .

Il tè in Europa

La storia ufficiale spiega che la bevanda a base di fu diffusa ufficialmente nei primi secoli della nostra era, le tecniche di preparazione erano: bollitura, tè sbattuto o tè infuso.

Prima di allora le foglie di avevano solo una funzione curativa: venivano raccolte, schiacciate fino a diventare poltiglia e applicate sulle parti lese del corpo per dare sollievo.

Il arrivò in Europa, in particolare nei Paesi Bassi, nel 1610 tramite la Dutch East Indian Company. Inizialmente era una bevanda molto costosa, riservata alle persone benestanti.

Dal tè verde al tè nero

Il primo giunto in occidente era solo quello verde, ma la spezia, con le tantissime ore viaggio chiusa nelle stive umide delle navi, arrivava rovinata e non sempre commestibile.

Fu solo con l'arrivo del tè nero, nel XVIIII secolo, che la bevanda venne davvero conosciuta e diffusa in Europa, fino a diventare oggi la tipologia di più bevuta al mondo.

Tutto ciò grazie al tipo di lavorazione del tè nero che lo rese fin da subito molto più conservabile del tè verde, e quindi meno raro e meno costoso.

Nel dettaglio la lavorazione del tè nero consiste nel:

  • far appassire le foglie di ,
  • arrotolarle per far uscire gli oli essenziali,
  • srotolarle e lasciarle ossigenare per 3-4 ore in un luogo freddo e umido,
  • essiccarle con il calore, che inscurisce le foglie e ne blocca la decomposizione.

Questo procedimento distrugge alcune sostanze presenti nelle foglie e rende il tè nero molto più longevo di quello verde.

Proprietà del tè nero

Rispetto alle altre varietà di , quello nero ha il maggior contenuto di caffeina (3-6 % sul peso secco), nella bevanda inoltre si trovano altre due sostanze stimolanti: la teofilina e la teobromina.

Tutto ciò fa sì che il tè nero sia stimolante, eccitante e diuretico. La teofilina inoltre favorisce la dilatazione dei bronchi, migliorando la contrattalità del diaframma e dei diversi muscoli respiratori ed aiutando nei casi di asma.

L'infuso è anche ricco di antiossidanti, fra cui in particolare i polifenoli e i tannini, che prevengono malattie cardiovascolari e tumori, hanno proprietà astringenti e fanno bene in caso di problemi intestinali.

Di recente inoltre una ricerca della University of California Los Angeles, pubblicata su European Journal of Nutrition, ha rilevato un collegamento fra il tè nero e la perdita di peso.

La bevanda infatti favorisce la produzione a livello intestinale di batteri associati alla massa magra, facendo così diminuire quelli associati alla massa grassa, e stimola il metabolismo favorendo il dimagrimento.


di Francesca Barzanti, pubblicato il 08/11/2017

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