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Actinidia chinensis, sua maestà il Kiwi

di Andrea Mengassini

Rubriche Cucina e dintorni Botanica in cucina

La pianta
La pianta di kiwi L'Actinidia chinensis è un albero da frutto originario della Cina meridionale e più precisamente della vallata chiamata Yang-Tze, dove vive spontanea.
Appartiene alla famiglia botanica delle Actinidiacee, che sono comprese nel gruppo maggiore delle Ericales (in cui ritroviamo anche la pianta del tè); dal punto di vista prettamente botanico si descrivono 54 specie di Actinidia; dal punto di vista agronomico vanno ricordati soprattutto due generi: Actinidia chinensis varietà deliciosa, del sottogruppo delle Stellate; Actinidia arguta, appartenente al sottogruppo delle Leiocarpe.
Quest'ultima presenta delle infiorescenze a portamento molle e pigro e frutti piccoli come uva; si utilizza come pianta ornamentale.
La prima invece è stata successivamente innestata per dare diverse cultivar i cui frutti troviamo nei nostri mercati: Hayward (la più diffusa), Abbot, Allison, Bruno, Katuscia, Top star, Tumuri, Matua, Autari e M3.

La storia
Le prime notizie del frutto si ritrovano nelle cronache della Dinastia Ming cinese (intorno al 1200 a.C.). Giunge nel continente australe agli inizi del 1900 ma solo come curiosità, citato in liste di semi importanti tra amatori.

La porta all'Europa per la pianta è rappresentata dall'Inghilterra. Fu introdotta come materiale d'erbario, contenuta nella collezione di un frate gesuita missionario che nella metà del 1700 visse in Cina; fu botanicamente descritta più tardi dal Lyndley nel 1836 sui fogli di un altro erbario. Le prime piante invece furono coltivate nei dintorni di Londra, nel 1847 da Robert Fortune per conto dell'orto botanico di Kew. La pianta fu classificata da J.E. Planchon che la ascrisse al genere Actinidia, famiglia Actinidiaceae, nell'ordine delle Teales, assieme alla camelia ornamentale e da tè.
Al di là di queste particolarità presenti negli orti botanici, la pianta non entrò mai in produzione commerciale finché la specie fu di nuovo introdotta in Europa da E. Wilson, direttamente dalla Cina, come frutti i cui semi vennero propagati da un vivaio inglese; le piante di A. chinensis ottenute vennero commercializzate nel resto d'Europa solo nel 1903.
In Italia se ne ha notizia per la prima volta nel 1934, nel catalogo del giardino "Allegra" di Catania.

In Nuova Zelanda, fatto curioso, fu introdotta nel 1904 da Isabel Fraser che, recatasi a trovare la sorella missionaria in Cina, nella zona di Ichang, riportò in patria quei frutti squisiti. Affidati a un fortunato vivaista, divennero la base genetica di partenza di molte varietà oggi commercializzate in tutto il mondo. In Nuova Zelanda il frutto era inizialmente noto come Chinese Goodseberry (uva spina cinese). Le prime esportazioni sono del 1962 e raggiungono gli Stati Uniti dove il frutto viene ribattezzato "kiwifruit" perché la sua morfologia esterna ricorda l'uccello omonimo che è anche il simbolo neozelandese per eccellenza.
È in questo Paese che dagli anni '30 del secolo scorso e poi in California sono nate le prime coltivazioni specializzate.

La coltivazione
Il kiwiL'Actinidia è una pianta dioica, ossia i due sessi sono portati su individui differenti, ma alcuni cloni della cultivar "Hayward" hanno fiori ermafroditi tutti sullo stesso albero.
Il fiore nasce all'ascella delle prime 5-8 foglie, ossia nel punto dove la foglia si distacca dal ramo con il suo picciolo; la fioritura avviene nella seconda metà di maggio e produce fiori di colore bianco: la curiosità è che essi vengono impollinati non solo dal vento ma soprattutto dagli insetti, infatti i coltivatori associano ai filari di Actinidia circa 4-6 alveari con api per ogni ettaro di coltivazione.
Il frutto è classificato come una bacca, che matura a fine ottobre, con buccia di colore bruno-verdastro dotata di morbida peluria e con polpa verdastra in cui sono accolti tanti semi piccoli e neri.
In Italia le condizioni ideali di terreno e clima si realizzano nel Lazio, in Emilia, in Veneto e in Piemonte. Nel nord si realizzano microclimi controllati proteggendo le colture con polistirolo e teli di iuta.
Proprio perché pianta esotica acclimatata, non è aggredita da molti parassiti quindi necessita di una difesa alquanto semplice ed efficace; per questo motivo è una delle colture più vocate per le metodiche di agricoltura biologica.

Nel passato l'Actinidia era riprodotta per seme e le piante ottenute venivano successivamente innestate in vivaio nel periodo da marzo a giugno, mediante la tecnica dell'innesto (a marza con spacco semplice e doppio; a gemma o alla "maiorchina") verso la fine di agosto, per garantire frutti anche in autunno inoltrato. La riproduzione mediante semi, invece, serviva solo per realizzare il miglioramento genetico delle cultivar.

Attualmente si riproduce per propagazione mediante la tecnica dell'autoradicazione (o talea: si trapianta un rametto della pianta adulta) e della micropropagazione (dai tessuti embrionali detti meristemi).




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